Come sarà il futuro? Sarà quello che disegneremo insieme

La School of Management del Politecnico di Milano ha chiamato a raccolta – con Shape The Future – i 15.000 Alumni e Alumnae per discutere su come costruire il futuro del nostro Paese grazie alle leve fondamentali per lo sviluppo: l’innovazione, l’imprenditorialità e la sostenibilità. Qui BlueIT è stata invitata a condividere il suo esempio sul Futuro della Sostenibilità.

BlueIT è stata inserita nel panel degli ospiti della terza giornata proprio per raccontare come un’azienda IT si sia impegnata a dare il proprio contributo facendo leva sulla tecnologia e i suoi impatti. Temi centrali per spiegare le ragioni per cui abbiamo trasformato BlueIT in Società Benefit.

«Negli attuali tempi di crisi e cambiamento, il mondo ha più che mai bisogno di nuove idee e ispirazioni che affrontino le grandi sfide della nostra società, plasmando un futuro migliore per tutti. I governi, le istituzioni e le aziende di tutto il mondo stanno preparando piani di ripresa e sviluppo per il mondo post-pandemia. Vogliamo contribuire a questo dibattito e lasciare il segno, sfruttando il potere della nostra community di alunni e portando le loro intuizioni sotto i riflettori per affrontare tre priorità globali: innovazione, imprenditorialità e sostenibilità», ha iniziato così Enrico Marro de Il Sole 24 Ore moderatore del panel a cui ho partecipato.

Il fatto di scegliere la Sostenibilità come direttrice strategica delle nostre aziende è fondamentale ed è un fenomeno che (finalmente) comincia a crescere in modo organico, ma resta secondo me importantissimo ricordarsi che, se vogliamo davvero che ci sia un impatto globale e organico, abbiamo bisogno di tenere presente i due aspetti che riporto sotto in dettaglio.

1. Interdipendenza (ovvero: nessuno si salva da solo)

Soprattutto chi percorre in maniera seria e determinata questa via, sa benissimo che non è possibile avere impatto contemporaneamente su tutti gli aspetti della sostenibilità (su tutti i 17 SDG ad esempio) e che è fondamentale focalizzarsi su quelli che sono più prossimi o più facilmente integrabili nel proprio agire quotidiano.

È importante ricordare che selezionare alcuni SDG non significa derogare dall’importanza dei rimanenti, ma rendersi conto che esiste qualcun altro che, per la natura del suo business, può prendersene cura meglio di noi, in maniera più efficace e con un maggior impatto.

Si tratta di una presa di coscienza del fatto che, ognuno per la sua parte, esiste un insieme di attori che sta remando nella stessa direzione e che mira a rivoluzionare il modello di sviluppo nel suo insieme. Ognuno per la sua parte, ma tutti strettamente connessi e interdipendenti.

2. Ecosistema per la sostenibilità

Proprio per questo motivo sta crescendo la consapevolezza sul fatto che, anche all’interno della nostra quotidianità, possiamo farci anello di collegamento sulla catena del valore complessiva coinvolgendo attori che, come noi, operano con questa bussola strategica. È la strategia più efficace se vogliamo ottenere un impatto reale e percepibile su scala globale: è necessario costituire una massa critica significativa, che dimostri che c’è un modo diverso di fare business e che funziona meglio sia in termini di impronta sociale e ambientale, che in termini di produttività e profittabilità (come dimostrato da tutti gli studi economici recenti).

L’impatto diretto che possiamo ottenere con il nostro business su alcuni SDG, può essere integrato con quello indiretto che otteniamo integrando a monte e a valle realtà che hanno deciso di avere un impatto diretto sugli altri SDG.

In tal modo generiamo una circolarità e un volano di mutuo coinvolgimento che rende tutta la catena del valore coerente e allineata, ma che soprattutto agisce da incentivo concreto per tutto il sistema in cui opera creando vere e proprie filiere sostenibili complete. Il mercato è fatto di persone e siamo convinti che se ad ognuno di noi viene offerta un’alternativa concreta e credibile che si fonda sul garantire un futuro più sostenibile, non ci sono dubbi sulla scelta.

Come sia Chiara Coricelli di Olio Coricelli che David Brussa di IllyCaffé hanno sottolineato nei loro interventi, è importante estendere il controllo o il governo anche a monte per essere certi che i nostri sforzi non rischino di essere minati in partenza.

Ma anche a valle, per quanto sembri più singolare, possiamo trovare modalità nuove e creative per coinvolgere i nostri clienti nel partecipare a questo flusso. Sia condividendo alcuni dei loro obiettivi e co-creando pratiche sostenibili, sia riprogettando la nostra parte per facilitare il loro compito nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità che si danno.

In estrema sintesi: tutti noi rappresentiamo un passaggio intermedio, in qualche modo, e possiamo estendere il nostro impatto diretto a monte nella catena, scegliendo Partner che ci aiutano a coprire SDG per noi non praticabili, ma anche a valle facendoci veicolo di promozione o di supporto per i nostri clienti.

Va da sé che, anche in questo caso, il successo di un sistema basato su questa logica di “sostenibilità end to end” aiuta moltissimo anche a porre le basi per una modifica da parte di tutti gli altri operatori nei nostri mercati di riferimento, poiché costituisce un forte stimolo al cambio di prospettiva nella domanda.

Bisogna creare massa critica per costituire un’alternativa credibile e concreta in modo che la domanda premi questo sforzo, soprattutto per far sì che anche l’offerta si trovi di fronte alla necessità di trasformarsi completando quindi il processo di contaminazione e affermazione di un modello di sviluppo sostenibile.

3. Il potere della scelta d’acquisto

In quanto anelli di una catena dobbiamo essere consapevoli che da soli non possiamo avere un impatto sufficiente, ma che abbiamo il potere di contribuire sia direttamente con il nostro operato quotidiano (sugli SDG scelti) che indirettamente scegliendo come e dove acquistare.

Il nostro ciclo passivo è fatto di relazioni con fornitori e partner da cui compriamo prodotti o servizi che dobbiamo acquisire in ogni caso. Prevedere nel proprio sistema di governo della sostenibilità una pratica che favorisca fornitori “coerenti” non è una pratica così difficile da implementare ed è l’essenza dell’esercitare il proprio potere e la propria responsabilità. Perché oltre a sostenere l’impatto indiretto sugli SDG che non possiamo integrare, possiamo generare massa critica e definire percorsi di condivisione degli aspetti di interdipendenza per massimizzare l’impatto che si può ottenere insieme, strutturando e adattando al meglio i processi per consentire un ottimo globale sulla filiera.

Dall’altro lato, se la scelta dei fornitori è alla nostra portata, sembra più arduo scegliere i nostri clienti (beato chi può fare cherry picking!): ma resta secondo me vero che, in una fase come quella che stiamo attraversando, l’interesse e la consapevolezza su questi temi è in grande crescita e per tutti noi il fatto di rappresentare un supporto nel percorso può essere, oltre che estremamente efficace per le ragioni di cui sopra, anche un differenziale competitivo e di posizionamento straordinaria-mente innovativo e potente.

BlueIT ha fatto una scelta coraggiosa ed è determinata a fare la sua parte, coinvolgendo e scegliendo i propri fornitori in modo coerente e continuando il suo impegno per umanizzare la tecnologia e ridurre del digital divide nel nostro Paese.

Lanciamo quindi un appello a tutti gli attori che si stanno adoperando per la costruzione di un modello sostenibile: siamo esperti di servizi tecnologici, di automazione di processi, di trasformazione in Cloud e di Cyber Security: possiamo essere un nodo importante nel massimizzare l’impatto dei vostri sforzi e supportarvi nel creare le condizioni per fare dell’interdipendenza un valore strategico. Noi ci siamo.


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